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Sepofà

Entrare e uscire: la clausola che nessuno vuole scrivere

Ogni gruppo scrive volentieri come si entra. Quasi nessuno scrive come si esce. Eppure le persone se ne vanno sempre: per amore, per lavoro, per un genitore malato, perché hanno cambiato idea. Se l'uscita non è scritta, ogni partenza diventa una crisi.

Le domande da chiudere prima

  • Cosa riprende chi esce? Il capitale versato, rivalutato o no? Il valore dei lavori fatti? Il lavoro a mano?
  • In quanto tempo? Restituire tutto subito può far fallire il progetto. Un piano a rate, scritto, protegge tutti.
  • Chi decide chi entra al suo posto? Il gruppo, chi esce, o tutti e due?
  • Cosa succede se il gruppo si scioglie? Chi tiene la terra, come si divide il ricavato.
  • E in caso di morte? Gli eredi entrano nel gruppo o vengono liquidati?

Un esempio di porta d'uscita

Twin Oaks, la comunità della Virginia che condivide il reddito, non chiede quota d'ingresso, e i beni personali come vestiti ed effetti restano tuoi. Le risorse che hai fuori possono restare fuori, ma mentre sei membro non ne trai beneficio. È una regola semplice, che rende chiaro cosa porti e cosa lasci.

Esercizio: la lettera di uscita

Scrivi, come se dovessi andartene tra tre anni, una lettera al tuo gruppo, vero o immaginato: cosa vorresti riprendere, in quanto tempo, e cosa ti sembrerebbe giusto lasciare. Poi falla scrivere anche agli altri e confrontatele. Le differenze tra le lettere sono esattamente le cose da portare al notaio, con le cinque domande della guida sulle forme giuridiche.

Mettiti alla prova

Per quanti anni al massimo vale il patto di restare in comproprietà?
In una cooperativa, quanti voti ha chi ha messo più capitale?
Comprare insieme un terreno agricolo e dividerselo in lotti per costruire rischia di essere…
Nel modello Radish, chi decide chi entra a vivere in casa?

Fonti